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Ansia, la sai controllare?

Ansia, la sai controllare?

E’ ansia! Ecco cos’è!

A chi di noi non è mai capitato di avere la sensazione di non riuscire a respirare bene, di sentirsi soffocare. “Che mi sta succedendo? Starò male?”. Non è solo il respiro, ma tutta una serie di sensazioni che proprio non permettono di tranquillizzarci: il ritmo del cuore che segue quello del respiro e che va sempre più velocemente. “Chissà, magari pensando ad altro lo posso scacciare”. Ma nulla riesce a distogliere l’attenzione da quei segnali così forti. Succede qualcosa. Non sappiamo cosa e soprattutto non riusciamo a capire come gestirlo e e controllarlo.

L’ansia è una forma di iperattivazione psicocorporea. Può avere diversi gradi: da forme più o meno lievi a quelle più gravi che rischiano di invalidare molti ambiti della nostra vita.

Le caratteristiche più comuni sono: la sensazione di perdere il controllo ed una serie di sintomi fisici (legati al rilascio di ormoni che normalmente servono a fuggire ai pericoli).

In realtà l’ansia o le ansie sono di vario tipo, e non deve stupire che spesso siano anche funzionali. Un esempio per tutti è l’ansia da esame che, se gestita e controllata, è utile ad avere una prestazione al massimo delle nostre possibilità.

Ma qual è il meccanismo di funzionamento dell’ansia?

Tutto nasce dal nostro organismo, che per affrontare una situazione, risolvere un compito, realizzare una performance (ma a volte lo fa senza una causa facilmente individuabile), lancia dei segnali. Questi sono in primis di tipo fisico: vengono esperiti dall’organismo e sono tutti collegati tra di loro. Si verifica un’iperattivazione: avremo così un rilascio di adrenalina, un aumento del battito cardiaco che serve ad aumentare la velocità di circolazione del sangue per il trasporto di ossigeno, una maggiore irrorazione dei muscoli, un aumento del ritmo del respiro.

Questa iperattivazione ha un unico obiettivo: fronteggiare la situazione. La reazione a livello fisiologico è sempre la stessa; non ha quindi un obiettivo specifico. L’organismo risponde così in modo un po’ indiscriminato: non riesce a distinguere se si tratta di un primo appuntamento con la persona che ci piace o di un colloqui per il lavoro.

Un ulteriore livello di risposta si ha a relativamente alla elaborazione dello stimolo: si tenta di dare un significato a ciò che sta accadendo ( di cosa si tratta? è grave e pericoloso?)

Il passaggio successivo coinvolge gli aspetti emotivi: la situazione attiva, quindi tutta una serie di vissuti emotivi che danno la coloritura allo stimolo.

Esiste poi un ulteriore step  in cui si riattivano i ricordi attraverso la proiezione nel passato: è una situazione nota? come l’ho affrontata e risolta in passato?

Questi ultimi tre livelli possono influenzare in modo deciso l’andamento del ciclo ansioso: possono quindi diminuirla (nel momento in cui per es. riconosco di aver già affrontato quella situazione in passato, di essere competente nell’affrontarla, riconosco che non è grave, i vissuti che vengono associati alla situazioni sono neutri o positivi) o aumentarla (l’ansia che arrivi l’ansia, una sorta di circolo vizioso in cui il ricordo dei precedenti picchi di ansia e la paura che si riverifichino, ne scatena altri).

Esiste poi un ulteriore livello che prefigura ciò che potrebbe accadere: la proiezione di se stessi nel futuro, con la duplice possibilità di prefigurarsi come risolutori della situazione ansiogena, quindi come vincitori oppure come sconfitti.

 

I meccanismi correlati all’ansia sono molti e complessi.

Nota positiva è che molti stimoli non raggiungono neppure la soglia di coscienza (non ce ne rendiamo conto), per non sovraccaricare la nostra coscienza vengono elaborati dal sistema preconscio. Ma essi comunque vengono percepiti e ad essi comunque si risponde e a volte può accadere che ci si senta attivati senza avere un riscontro immediato, senza capire bene cosa stia accadendo. Solo successivamente, ponendo un po’ di attenzione su noi stessi si riuscirà a focalizzare la causa di quello stato. A volte questa focalizzazione però non riesce e allora si può rimanere con quelle spiacevole sensazioni per lungo tempo, oppure, non riuscendo a trovare delle cause, ci si può allarmare maggiormente e credere sia tutto dovuto al proprio corpo che sta male.

Quali sono gli strumenti che possiamo utilizzare in queste circostanze?

Esiste la possibilità di intervenire ad ognuno dei vari livelli riportati sopra ed ognuno ha i suoi effetti positivi. La cosa migliore sarebbe però trovare un metodo che tratti il nostro organismo da un punto di vista olistico, ossia come un tutt’uno formato da vari elementi ma strettamente e indissolubilmente correlati. Uno di questi strumenti è il Training Autogeno, una tecnica di rilassamento che si può imparare ed utilizzare per abbassare la nostra soglia di attivazione.

Gianpaolo Bocci e Silvia Garozzo

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