Crisi e cambiamento: come evolversi

Crisi e cambiamento: come evolversi

La crisi e il cambiamento sono due realtà strettamente interconnesse.

I cambiamenti in genere sono frutto di un processo che può avere una  durata variabile. Hanno un punto di partenza, che a volte può essere dovuto al caso  e quindi a fattori esterni, ma il più delle volte l’elemento scatenante è legato a noi stessi ed è basato su nostre scelte consce e legate ad obiettivi specifici.

Nel primo caso possono accadere eventi, la cui risonanza va aldilà delle nostre aspettative. Sono fenomeni che si verificano raramente e spesso ci  indirizzano, magari inconsciamente, verso un percorso da seguire.

Nel secondo caso, molto più frequente, accade che iniziamo a sentire una nostra caratteristica personale come non più funzionale.

In genere,  un cambiamento per essere definito significativo, ossia che interessa aree più profonde della nostra personalità (come ad esempio  i comportamenti, il modo di rapportarci agli altri, le abitudini che coprono ansie) è collegato ad una crisi: dei sistemi di valori, delle credenze, degli atteggiamenti precedenti.

La crisi assume quindi un significato differente da quello  catastrofico dell’immaginario collettivo, diventa un’opportunità di cambiamento e senza di essa riusciremmo a modificare cambiare solo aspetti più superficiali della nostra personalità.

Ma le crisi a cosa sono dovute?

A diversi fattori, ma più in generale al fatto che un comportamento o un atteggiamento specifico porta più sofferenze di quanti benefici produca, di conseguenza si inizia  a mettere in dubbio l’utilità di quell’atteggiamento. Pensiamo ad un giocatore compulsivo, la percezione che c’è della necessità di cambiare l’abitudine (o sarebbe meglio dire la dipendenza) al gioco, può essere misurata con la relazione fra i benefici (quanto bene sto mentre gioco) e le sofferenze ( il conto in banca è in rosso, le perdite sono più sostanziose delle vincite, i soldi sottratti ad altre necessità).

Un’altro fattore scatenante può essere quello legato alla principale modalità che abbiamo per crescere: i feedback degli altri. Accade che, a un certo punto della  vita, qualcuno ( il partner, un amico, un parente) mette in evidenza ‘qualcosa che non va’, in un atteggiamento o comportamento.

La crisi è un processo.

Come dicevamo all’inizio, la crisi non è un evento singolo, ma un processo.

Tale processo si sviluppa nel tempo seguendo questo percorso:

– all’inizio si può far fatica a riconoscere “qualcosa che non va”, poi nel momento in cui abbiamo altri riscontri o ulteriori feedback da altre persone, si inizia a riconoscere come proprio quel comportamento ‘sbagliato’.

– successivamente iniziano a venir fuori in modo sempre più importante, i vissuti e le emozioni: quel comportamento inizia a far soffrire, direttamente con sentimenti di ansia e timori e indirettamente attraverso i sensi di colpa.

E’ a questo punto che può innescarsi la crisi.

Risoluzione della crisi.

Cosa accadrà dopo?

Difficile prevederlo. In genere le persone tenderanno a rispondere in modo consueto, rimettendo in atto tutta una serie di strategie che nel passato erano state funzionali al superamento delle crisi ( a questo scopo la Timeline si rivela un ottimo strumento di monitoraggio e previsione). Nel caso in cui questo funzionasse, la crisi si chiude. Nel caso in cui queste strategie non fossero più adatte allo scopo, bisognerà trovarne delle altre (magari ricorrendo al metodo per ‘prove ed errori’ ), che garantiscano un nuovo equilibrio della persona.

La crisi se ben gestita, attraverso ad esempio la creazione di  obiettivi realistici e concreti,  può portare a cambiamenti significativi; può arrivare a rivoluzionare un’intera esistenza.

Aldilà delle fatica psichica ed emotiva, ogni crisi può essere l’occasione per cambiare qualcosa, per migliorarsi e raggiungere un nuovo stato di benessere.

 

Gianpaolo Bocci

 

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