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Dipendenza tecnologica e giovani

Dipendenza tecnologica e giovani

La dipendenza tecnologica  è  veramente un problema per gli adolescenti?

Nell’ambito della mia professione, mi è capitato, negli ultimi mesi, di ricevere telefonate, richieste di aiuto di madri allarmate da figli adolescenti (15 – 16 anni) che non vogliono più andare a scuola e trascorrono buona parte della giornata immersi in realtà virtuali, le madri parlano di dipendenza tecnologica.

Ma quali possono essere gli oggetti della “Dipendenza tecnologica?

Primo responsabile sul banco degli imputati è la Playstation  e giochi come Fifa 2002 world cup, 3xtreme, Digimon alien, X-Men, Alien trilogy;

Secondo imputato Facebook, il mostro virtuale,  e giochi come Candy Crash SagaDragon City, Diamond Dash, Farm Heroes Saga; terzo spauracchio i giochi d’azzardo online (effettivamente le statistiche dicono che i giovani sono quelli che ci giocano di più e sono quelli più a rischio).

La questione dei giochi di ruolo (GdR) è trasversale a tutte le tre situazioni sopracitate, ovvero i giochi di ruolo sono giochi in cui si interpreta un personaggio giocante (PG) che deve vivere secondo le regole dell’ambientazione, a volte l’ambientazione riprende particolari eventi reali altre volte è di pura immaginazione. I giochi di ruolo on-line sono gratuiti e molto frequentati da giovani, si utilizzano chat o forum attraverso cui interagire con altri, come per es. Lande di Shannara, Roma Imperiale o Marvel heroes. Allo stesso modo si può interpretare un personaggio anche giocando a Fifa 2002 world cup, si può pensare di essere Ronaldo, Totti, Zidane, Casillas, Higuain o su FB creandosi profili immaginari….Marylin Monroe, Wonder Woman, La donna vestita in rosso, Mister X oppure l’amico immaginario, la vicina di casa, la professoressa, l’astronauta, il pornodivo.

E’ facile intuire quanto può essere suggestivo tutto ciò per un adolescente.

L’adolescenza, l’età del rimodellamento dell’identità nelle dimensioni fisiche, psichiche e relazionali, propone al ragazzo che attraversa questa terra di mezzo tra l’infanzia e l’età adulta, un cambiamento strutturale della propria personalità. L’adolescente deve affrontare e risolvere una serie di compiti di sviluppo attraverso l’acquisizione di competenze adeguate ed efficaci.

Erikson, studioso dei processi di sviluppo, sottolineò che l’adolescente deve affrontare otto tappe evolutive e trovare la sua collocazione. Una riflessione sulle otto tappe ci permette una comprensione maggiore di questa complicata fase, che da adulti un po’ si rimuove:

  • fiducia/sfiducia,
  • identità/confusione,
  • autonomia/vergogna,
  • iniziativa/colpa,
  • costruttività/inferiorità,
  • intimità/isolamento,
  • integrità/disperazione,
  • generatività/stagnazione.

Inoltre l’adolescente è colui che mette in crisi la famiglia perché chiama l’intero sistema familiare ad un cambiamento degli equilibri. I genitori, a loro volta, venendo incontro ed “accompagnando” le esigenze di separazione ed individuazione del figlio oltre che a quelle di appartenenza e dipendenza, fanno i conti con la propria coppia e con il loro essere stati figli.

Certo la condizione sociale e lavorativa attuale non agevola questo processo:genitori costretti a lavorare sempre di più e più a lungo da esigenze economiche incalzanti e figli che stanno in questa fase di latenza per un tempo dilatato, in questa terra di nessuno.

Così spesso i genitori oscillano tra due posizioni, da quella dell’autoritarismo indiscriminato, senza spiegazioni a quella del lassismo o meglio dell’assimilazione alla giovinezza dei loro figli come in una relazione tra pari.

Alcuni esempi di ragazzi affetti da dipendenza tecnologica.

Alessandro, 16 anni, non va più a scuola, ovvero fa finta di andarci, esce di casa dopo i suoi genitori e di solito rientra prima, per mesi la sua vita è in una finale di mondiale che rigioca tutti i giorni. Sua madre si preoccupa quando lo vede parlare nel monitor con l’arbitro di Fifa.

Tony, 15 anni, rifiuta di andare a scuola perché non è perfetto come i suoi genitori vorrebbero, e preferisce stare in relazioni a distanza con donne dell’età di sua madre in cui interpreta il ruolo del professore di matematica (materia che odia).

Vittorio, 17 anni, non ha amici, non ha hobby, ama stare solo nella sua cameretta, dove è un magnifico ed abile giocatore di poker con le carte di credito magistralmente sottratte al padre, ogni notte e rimesse al loro posto prima dell’alba. Al mattino Vittorio non è in grado di alzarsi per andare a scuola.

Riflettendo su quanto detto: siamo sicuri che stiamo parlando di “nuovi mostri”, nuove patologie, dipendenze tecnologiche?

Potrebbe esserci, come ci insegna la storia della terapia familiare, un inceppo nella sequenza “dare vita” – “curare” – “lasciar andare”.

Il consulente può aiutare a guardare la sequenza e trovare il punto in cui ci si è arenati ed i nostri adolescenti ce lo segnalano.

Elisa Pappacena

Per approfondire:

Perrella,Caviglia “Dipendenze da internet. Adolescenti e adulti” – Maggioli Editore

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