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Disoccupazione e conseguenze psicologiche

Disoccupazione e conseguenze psicologiche

La disoccupazione è caratterizzata da un precedente stato di occupazione, attraverso il quale la persona ha portato avanti e sviluppato una parte delle sue aspirazioni e dei suoi progetti, ma ha anche  sperimentato degli aspetti di se e rinforzato competenze e autostima. E’ riuscita ad esprimere la propria personalità e il proprio modo di essere attraverso i compiti svolti a lavoro, ma anche attraverso il tempo libero che gli  ha permesso di curare hobbies, viaggi, acquisti, uscite e serate con gli amici, vacanze. Ha reso quindi possibile per un periodo di tempo lo sviluppo di altre aree fondamentali della vita, anche nel caso in cui il lavoro non corrispondesse al suo ideale.

Quali sono le conseguenze psicologiche della disoccupazione?

Rispetto ai vissuti e alle conseguenze psicologiche della disoccupazione, vorrei far riferimento al lavoro in tale ambito di G. Sarchielli e all’interessante tesi di laurea di C. Aiello.

disoccupazione e vissuti psicologici

Sarchielli quando parla di disoccupazione la concettualizza come ‘transizione psicosociale‘. La fa quindi rientrare in un passaggio da uno stato all’altro (occupazione e disoccupazione), con forti connotazioni psichiche ma anche sociali e relazionali. Tutti gli ambiti coinvolti in questa condizione risentono di un progressivo impoverimento e a mio avviso di un sempre maggiore irrigidimento di alcuni tratti della personalità. In una fase in cui la flessibilità (nello sperimentarsi, nel proiettarsi e immaginarsi attivo e capace all’interno di nuovi scenari) dovrebbe essere maggiore accade che la persona restringe sempre più il proprio campo d’azione e il suo senso di essere capace e competente (empowered). Continuando insieme a Sarchielli questa analisi, emerge che oltre la flessibilità è richiesto e sarebbe necessario un maggior investimento di energie, cosa che lo scoraggiamento iniziale ed i successivi vissuti depressivi tendono a minare, indebolendo sempre di più la persona. Altro aspetto preso in considerazione è il bisogno di apportare cambiamenti concreti nella propria vita. Cambiamenti che in genere sono di carattere limitativo: in aree come le amicizie, che tendono a diminuire e a diminuirne la frequentazione, fino ad una possibile chiusura dellla persona all’interno delle proprie mura, in un angusto spazio di non confrontazione e di sempre minori opportunità lavorative; lo stile di vita in generale, che risente infatti non più di quell’organizzazione che il contesto lavorativo richiedeva; nel tempo e denaro dedicato agli hobbies e allo sviluppo di se stessi attraverso la coltivazione dei propri interessi; nella propria proiezione nel futuro, che deve subire un ridimensionamento per non contribuire alla sofferenza di non poter raggiungere i propri obiettivi.

A mio avviso, in tutto questa transizione (ma anche oltre, finché le istanze depressive non portino alla rassegnazione), nell’ambito dell’equilibrio personale si sviluppa un discontrollo delle oscillazioni relative alla visione di sé: così vette di onnipotenza, si alternano rapidamente e bruscamente a avvallamenti di incapacità e che sia tutto inutile. Ritengo che Sarchielli abbia compreso anche tali vissuti quando si riferisce ad una percezione di perdità di stabilità e di conseguente controllo, rispetto ad una situazione nota, che si conosceva e che in qualche modo si dominava, che porta ad un estraniamento progressivo. Come conseguenza si innesca anche la messa in discussione radicale della propria personalità. Messa in discussione che si può esplicare, a seconda della tendenza tipica e del locus of control della persona, in domande del tipo: ‘ sarò in grado di farcela? È colpa mia ciò che mi sta capitando? Dove ho sbagliato? A chi posso rivolgermi per avere aiuto?‘. Domande tutte che fanno capo ad una diminuzione dell’autostima e fiducia nelle proprie capacità e che lasciano trasparire in modo molto evidente l’attivazione di sensi di colpa verso se stessi e verso il proprio io ideale, ma e soprattutto nei confronti delle relazioni significative.

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Ma nello specifico cosa accade alla persona che si trova senza lavoro? Quali sono le aree della personalità che ne vengono intaccate? Quali la sintomatologia correlata?

Sarchielli individua le seguenti ripercussioni a livello di varie aree della personalità:

‘- Benessere psicologico: depressione, ansia, insoddisfazione generale per la vita, sentimenti di solitudine e di abbandono, aggressività verso se stessi e gli altri, collegabili con la perdita di funzioni psicologiche assicurate dal lavoro.

Sé e Identità: abbassamento della stima di sé, crisi di identità, fatalismo e adattamenti passivi alla nuova situazione, auto isolamento, riduzione della capacità di progettare il futuro, sentimenti di non essere apprezzati da parte degli altri e di non avere un proprio posto legittimo nella società, sovraccarico di tensioni nell’ambito familiare, crisi dei ruoli educativi e genitoriali.

Rappresentazioni del lavoro: probabile e progressiva riduzione dell’importanza attribuita al lavoro e dei valori sociali ad esso connessi, restrizione delle aspettative professionali, riduzione progressiva dell’interesse ad aggiornarsi sul piano professionale, scoraggiamento nella ricerca di un’altra occupazione, rappresentazioni negative, ipersemplificate o illusorie della realtà lavorativa in generale.

Competenze professionali e ricerca del lavoro: la perdita del lavoro influenza peggiorandoli le modalità di ricerca del lavoro, l’impegno a continuare a cercarlo e le contromisure personali e sociali per affrontare il problema. C’è anche il rischio di obsolescenza professionale legata all’uscita dal sistema produttivo e all’affievolirsi delle motivazioni a riqualificarsi.

Modificazioni di condotta: condotte negative per la salute (consumo di alcool, tabacco, psicofarmaci e droghe leggere) o esplicitamente devianti (da piccole trasgressioni a veri e propri atti criminali). Alcuni di questi fenomeni (come suicidi e tentati suicidi o i ricoveri in strutture psichiatriche ecc.) possono essere considerate non solo come reazioni di stress, ma anche come indicatori del malessere sociale di una comunità quando è interessata estesamente dal fenomeno della disoccupazione. Si possono verificare inoltre cambiamenti nelle attività del tempo libero, e una preminenza delle attività private accompagnata ad un disinteresse più o meno profondo per la vita pubblica (politica, culturale o sindacale).’

La tesi sperimentale di C. Aiello, mirata a convalidare le ipotesi di un maggior grado di depressione e disagio psicologico, mette inoltre in risalto come l’attribuzione di causalità risulti per lo più esterna alle persone stesse, con un conseguente messa in atto di strategie di coping volte ad affrontare le situazioni ‘non produttive, basate sulla negazione, l’evitamento e in generale incapacità di fronteggiare la situazione’.

In conclusione possiamo dire che la disoccupazione causa danni economici e personali, con costi sociali non determinabili economicamente. Inoltre, dal punto di vista dello Stato, la disoccupazione rappresenta la perdita (a volte definitiva) di una potenzialità dello Stato stesso. Un investimento di mezzi e di personale volto ad interventi di ausilio psicologico nei confronti dei disoccupati, dovrebbe quindi rappresentare un aspetto fondamentale delle politiche sociali.

 

Gianpaolo Bocci

 

Per approfondire:
¹ G. Sarchielli, Psicologia del lavoro, Il Mulino, 2008

² G. Sarchielli, F. Fraccaroli, Introduzione alla psicologia del lavoro, Il Mulino, 2010

³ C. Aiello, I correlati psicologici della disoccupazione, Tesi di Laurea Università di Pavia, 2005

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