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Esercizi superiori: il training autogeno meditativo

Esercizi superiori: il training autogeno meditativo

L’inventore del training autogeno (composto da esercizi di base ed esercizi superiori), famosissima e diffusissima tecnica di rilassamento psicofisico o, più dettagliatamente, metodo di autodistensione da concetrazione psichica fu J. H.Shultz. Psichiatra e neurologo berlinese, dapprima seguace della scuola freudiana, da cui si allontanò, poi con strane velleità naziste in ambito medico, ma sicuramente con una dedizione completa e sperimentale alla tecnica.
Tra gli anni ’20 e gli anni’30  potè fare una sperimentazione e validazione massiccia del metodo grazie alla sua attività clinica molto intensa. Era molto ricercato e seguito come neurologo.
Metodo sicuramente rivoluzionario ai tempi perché prospettava l’inscindibile unità mente-corpo e l’idea che un cambiamento a livello fisico comporti modificazioni a livello psicologico, così come uno stato di tensione emotiva può presentarsi anche con sintomi di tipo prevalentemente fisico.
Questo ci può sembrare un concetto ovvio e semplice ma non è stato così per la medicina occidentale che ha proseguito sempre di più verso un processo di specializzazione (pneumologia, dermatologia, cardiologia, oncologia, gastroenterologia…etc) a discapito della visione olistica dell’uomo e della donna.
Addirittura oggi si parla, spesso, di medicina olistica come una medicina alternativa ovvero in cui si utilizzano metodi di cura alternativi quali il trattamento reiki, il massaggio shiatzu, l’omeopatia, la naturopatia, l’agopuntura e forse, anche, le psicoterapie. Ma la medicina olistica non è affatto una medicina alternativa, sostitutiva, quasi magica.

La medicina olistica nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario  che li vede coinvolti nella relazione terapeutica, nel guardare ed affrontare i sintomi espressi e dunque l’eventuale malattia, e sé sessi nella loro unità di persona.

Così facendo, “terapeuta” e paziente, sapranno cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico e di una diagnosi, la ricchezza di una vita, la bellezza e la sofferenza di una storia personale, le potenzialità di una relazione terapeutica. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali.
Non so, con esattezza, se Shultz, come specialista, avesse davvero consapevolezza del metodo olistico ma il suo strumento è davvero semplice e molto rivoluzionario.

Gli esercizi superiori del Training Autogeno.

La prima parte del training autogeno (quello che noi chiamiamo esercizi di base o corso base, di primo livello) prevede sei esercizi di distensione somatica, quindi di rilassamento fisico che induce un rilassamento psichico. Si possono apprendere in circa due mesi e poi riprodurre autonomamente e costantemente per conto proprio, senza più l’aiuto di un terapeuta o di un conduttore.
La seconda parte del training autogeno è il cosiddetto training autogeno meditativo o anche esercizi superiori. Gli esercizi superiori, contrariamente agli esercizi di base, presuppongono già una capacità di rilassamento acquisita col primo livello del corso e l’acquisizione di un rilassamento mentale. Rilassamento mentale, vuol dire, essenzialmente, la capacità di liberarsi dei pensieri che affollano la mente, di concentrarsi su uno stato del nostro essere, e percepire realmente i maessaggi del corpo, le emozioni prevalenti, i contenuti della nostra psiche.
Dunque gli esercizi superiori ci portano alla scoperta del nostro colore personale, degli “oggetti” più significativi per noi, alla visualizzazione del prisma dei colori o di concetti astratti più importanti quali la giustizia, la felicità, la libertà, la leggerezza, il desiderio etc… fino alla visualizzazione e padronanaza della nostra problematica più profonda in uno stato di completa calma e quiete.

L’obiettivo finale è una maggiore conoscenza di se stessi e del proprio corpo, il raggiungimento di uno stato di rilassamento psico–fisico che ci permette di controllare ansie e tensioni (dove le tensioni possono avere anche la caratteristiche di sintomi fisici, quali posture sbagliate, emicranie, ipertensioni, gastriti, reflussi gastroesofagei, digrignamento dei denti, crampi o dolori, etc..), un miglioramento del proprio benessere e della capacità di concetrazione, un’accresciuta autostima.

 

Elisa Pappacena

 

Immagine: Comfreak

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