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Le donne hanno un’anima?

Le donne hanno un’anima?

Cisterna di Latina 10 novembre 2014, ‘un uomo spara alla moglie e poi si suicida‘.

Quanti ne avete sentiti di titoli simili a questo?

E cosa avete provato, come vi siete sentiti?

Per fortuna io ancora non  sono assuefatto a tali avvenimenti.

Li conoscevo?

No! Eppure qualcosa mi ha fatto male. Forse questo caso è differente dai molteplici altri che, quasi quotidianamente, riempiono i giornali, ma le prime notizie lasciano presagire che si tratti di una situazione che stava degenerando sempre più e che con enorme difficoltà i coniugi tentavano di gestirla. Sembra si sia, infatti, innescata una escalation di violenza che è poi sfociata nel folle gesto dell’uomo.

La situazione è certamente complessa  e per non svilirla vorrei mettere subito in chiaro che la considerazione che vorrei fare riguarda quello che accade   in un rapporto  quando si vive l’altro come una proprietà.

Il concetto di fondo è che” l’altro è mio, è una mia proprietà ed è’ legato a me”  e si arriva anche a pensare che non possa decidere autonomamente della propria vita, ne tantomeno possa decidere di lasciare il partner.

Si inizia da una splendida storia d’amore, dove tutte le emozioni più belle entrano in gioco,  il coinvolgimento emotivo arriva a farci sentire vivi davvero: siamo i migliori e quel legame (purtroppo a volte non si tratta dell’altra persona) ci fa sentire unici e speciali. Poi con il tempo diventa inevitabile che il sogno inizi a scontrarsi con la realtà: familiari, amici, preoccupazioni quotidiane, stress che viviamo al lavoro. La vita quotidiana inizia a trasformare quel rapporto e noi iniziamo a conoscere l’altro per quello che è. Non che questa trasformazione sia per forza deleteria, ma comunque cambia quell’idillio. Il più delle volte, anzi, la trasformazione rende il rapporto più maturo, sono presenti gli aspetti più veri dell’altro e ci si conosce e di giorno in giorno, si rinnova il  patto dello stare insieme, perché ci si accetta.

Ma un rapporto maturo presuppone appunto che si riconosca l’altro come persona e non come proprietà. Perché dal momento in cui la realtà mi mostra l’altro per quello che è veramente, io lo vedo come separato da me.

E allora mi domando: come è essere considerati proprietà di un altra persona? come mi farebbe sentire questo?

Mi sentirei in trappola, condannato ad un ergastolo di  finzione, in cui non potrò mai essere una persona, ma sarò sempre l’oggetto di qualcuno. Ad un certo punto l’oggetto, spinto da se stesso, quel se stesso soffocato, però potrebbe iniziare a chiedersi se è così che vuole vivere, se è davvero un oggetto o alle volte ha qualche desiderio differente anche lei/lui e se questi desideri lo fanno sentire bene, lo fanno sentire realizzato. Ed ecco che l’oggetto inizia ad esprimere una propria volontà di scollarsi dalla fusione, inizia magari a spendere tempo per sé in un hobby e magari a scambiare qualche parere con altri che incontra. E quei pareri o quell’hobby iniziano ad essere una miccia accesa, che più o meno lunga può portare nel tempo a due esplosioni:

La prima è quella dell’io della persona che non riesce più a star dentro quella determinata situazione e inizia a mostrare in modo sempre più deciso il proprio volere;

La seconda esplosione è quella del senso di possesso, che viene sempre di più ad essere minacciato ed intaccato dai movimenti evolutivi dell’altro. Non sempre infatti nelle coppie c’è una evoluzione di entrambi i partner, a volte uno dei due rimane rigidamente più ancorato al proprio modo di fare e di sentire le cose e le situazioni.

In situazioni come queste quello che accade è che c’è sempre più spesso un tentativo di confronto ed una spinta dell’evoluto verso una modificazione della relazione e di conseguenza dell’altro.

Se ciò non accade quello che può succedere è la rottura del rapporto.

Ma se non si può pensare l’latro se non come una proprietà, come è pensabile che questi compia un atto di volontà e rompa il rapporto?

Sono spiacente di deludere chi ancora, per i più svariati motivi, crede che non sia così, ma:

Noi non possediamo altri se non noi stessi, neppure i nostri figli  (nonostante usi il verbo possessivo) sono nostri, sono delle persone differenti da noi che dobbiamo rispettare, nel loro pensare differentemente e nelle loro scelte, anche se possono essere dolorosissime come quella di lasciarci.

E ricordate che il rompere una relazione non è cosa da poco anche chi lascia paga dei prezzi molto forti in sofferenza (quel rapporto era anche costruito con tutti i suoi sogni, le sue energie e le sue emozioni) e se arriva a quel punto vuol dire che non ne può proprio più e che sta scegliendo (perché una persona sceglie) di non rinnovare più quel patto che aveva stretto con voi.

Gianpaolo

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