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Mind the Gap: l’attesa che si trasforma in vuoto

Mind the Gap: l’attesa che si trasforma in vuoto

Mind the Gap è una dicitura che si trova nella metropolitana londinese. Il suo scopo è quello di spingere le persone a fare attenzione allo spazio vuoto che c’è tra la banchina ed il vagone della metro.

Oltre allo spazio fisico vi è però un altro spazio che in molte occasioni rischia di farci inciampare e per il quale mind the gap è un monito da seguire per mantenere i livelli di attenzione elevati.

Il gap dell’attesa.

Ho un cliente, che ha un progetto importante,  che seguo. Nel corso dell’ultimo colloquio ho notato come fosse in stallo, in attesa, immobile, aspettando che gli eventi si compissero.

Il progetto di questa persona è davvero importante: la ricerca di una nuova vita in un altro paese, una fuga dal bisogno e dalla necessità che lo ha portato ad intraprendere un viaggio con mille incognite e rischi.

Intraprende il viaggio, arriva e realizza una fase del suo progetto. Poi, pian piano i giorni sempre uguali e l’attesa, iniziano ad offuscare gli obiettivi da raggiungere per portare a compimento il progetto.

Si è fermato in un primo momento per raccogliere energie e per scaricare parte delle ansie e delle angosce, ma poi lentamente è approdato ad uno stallo. Sente di non poter far altro che attendere.

L’attesa del mio paziente potrebbe apparentemente sembrare indispensabile:  ci sono dei tempi tecnici – il responso sull’accoglimento della richiesta di asilo o protezione a volte ha tempi lunghi.

Ma l’immobilismo nasconde delle insidie, le quali rischiano di demotivare. Lo stato di attesa (non per tutti ottiene lo stesso risultato) si prolunga e la persona inizia a pensare che senza questo step necessario non possa andare andare avanti e non possa fare altro che attendere ulteriormente. E qui ci imbattiamo nel gap.

Mind the gap: le insidie nei progetti di vita

Da un lato abbiamo un progetto, un sogno da realizzare, dall’altro la sua realizzazione. Nel mezzo ci sono tutti quei passaggi necessari, quegli obiettivi intermedi da raggiungere, che ci porteranno all’obiettivo. Il gap però  rischia di confonderci, ci fa fermare aspettando il via libera per poter ripartire.  Il rischio è che la vera motivazione dello stallo non sia il gap ma  la vertigine che ci viene dalla responsabilità della nostra vita e delle scelte che possiamo compiere.  Attendere significa delegare la decisione per la propria vita ad altri, illudendoci di non poter far niente nel frattempo.

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Come superare il gap dell’attesa?

Spesso però, pur rimanendo in una situazione di dubbio sul responso rispetto ad una richiesta, possiamo fare qualcosa che ci avvicini ulteriormente all’obiettivo. In caso di esito positivo possiamo trovarci avvantaggiati sulla strada che porta alla realizzazione del progetto.  In caso di risposta negativa invece non avremo buttato il nostro tempo in attività inutili, avremo fatto esperienza e ci saremo arricchiti di conoscenze e competenze ulteriori.

Sfruttare l’attesa ci permetterà di rivalutare il nostro sogno, di vagliare strade alternative per raggiungerlo, di valutare se è realizzabile o solo un sogno, di considerare se sia ancora il nostro obiettivo principale, di scorgerne meglio le caratteristiche e di studiare nuovi passi da fare per raggiungerlo.

Come dice qualcuno l’arricchimento non è nel traguardo, ma nel viaggio che facciamo per arrivarci. Il gap può spaventare e confondere, ma è l’unico spazio che ci permette di muoverci e scoprire. Ed è uno spazio reale, all’interno del quale conoscere e sperimentarsi. Uno spazio reale, perché il nostro sogno non è raggiungibile con un atto (o pensiero) magico. I nostri obiettivi sono un insieme di passi più o meno lunghi, che facciamo nel gap.

Gianpaolo Bocci

 

Immagine:  cgpgrey

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