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Cybersesso: malattia virtuale?

Cybersesso: malattia virtuale?

La domanda posta nel titolo dovrebbe essere : “I frequentatori di chat sono malati di virtualità o di cybersesso?” E’ una provocazione, ma crea lo spazio per un’interessante riflessione che ci riguarda tutti molto da vicino.
Esiste un numero sempre maggiore di individui (e nell’ultimo decennio questo numero è cresciuto in modo esponenziale) che instaura relazioni di vario tipo (fra le quali il cybersesso) utilizzando l’interazione virtuale (già Turkle nel 1997), molte di queste interazioni/relazioni restano nello spazio virtuale, quasi come una realtà parallela; una piccola percentuale arriva, e supera, il difficile passaggio alla realtà tridimensionale.

Considerare la comunicazione virtuale come momento di scambio tra individui a vari livelli può apparire complicato da comprendere se paragonata a quella “vis-a-vis”. Provando ad analizzare psicologicamente ciò che avviene nelle esperienze relazionali online è possibile delineare delle caratteristiche importanti.

Innanzitutto si crea uno spazio virtuale tra gli interlocutori che, in realtà, è uno “spazio transazionale” (Suler 1999), ovvero uno spazio in cui l’altro non ha un’immagine ben definita e quindi è possibile proiettarvi, vedere, passare proprie fantasie e desideri.

Il computer ( in modo fisico) e lo spazio virtuale diventano un’estensione del mondo intrapsichico dell’individuo.

COSA CARATTERIZZA LA COMUNICAZIONE VIRTUALE
La comunicazione virtuale è uni-direzionalmente canalizzata verso la sensazione ed il desiderio di essere compresi, come non è mai accaduto, e di riuscire a conoscere e capire rapidamente l’altro perché ci sembra di passare molto velocemente ad un livello di intimità che la presenza reale dell’altro, le norme educative, le normali difese non permetterebbero. Accade spesso che, a posteriori, l’individuo si rende conto che la comunicazione, fino a quel momento, è stata interiorizzata e rivolta prevalentemente a se stessi.

cyber-sesso -coaching&dipendenze

Una ricerca sociale di Cooper e Sportolari del 1997 metteva in evidenza che l’ illusorietà della comunicazione virtuale, dovuta alla caratteristica che ho prima descritto, appare evidente solo nel momento in cui si decide di abbandonare l’ambiente virtuale per quello reale. Questo presuppone che una piccolissima percentuale di persone riesce ad accorgersi di ciò.

Il discorso diventa ancora più complesso se mettiamo in campo i nostri schemi relazionali, ovvero il patrimonio di modi di relazionarsi che ogni persona si porta con sé, e dunque possiamo immaginare bene che, essendo la relazione virtuale poco definita dall’altro, accade che possiamo trasferirvi modalità relazionali significative per noi (la relazione madre – figlio per es. oppure la relazione di coppia dei nostri genitori). In verità questo accade sempre e ciò spiega le nostre scelte relazionali, le quali spesso vanno sempre nella stessa direzione e sembrano quasi fotocopia l’una dell’altra; questo accade anche in una psicoterapia, ma lì si ha lo spazio di acquisirne consapevolezza e di elaborare. Nel mondo virtuale è accentuato e quasi senza controllo.

PERCHÉ’ CERCHIAMO RELAZIONI VIRTUALI?
Se ci riflettete bene le relazioni virtuali ed il cybersesso hanno anche la caratteristica dell’immediatezza, fruibilità,disponibilità, pressoché continua, quindi possono fornire gratificazioni o frustrazioni immediate. Non bisogna, tutto sommato, apprendere i tempi ed i bisogni dell’altro, nel momento in cui ci si connette c’è sempre qualcuno disponibile ed i nickname sono facilmente interscambiabili.

Dunque ambito prediletto dai cosiddetti “sensation seekers”, coloro che hanno bisogno continuamente di nuovi stimoli per raggiungere un livello di attivazione psico – fisica che li fa stare bene, altrimenti si sentono “depressi”, annoiati.

Qualche studioso (Spielberg) ha ipotizzato che il ricorso alle relazioni virtuali (e al cybersesso) sarebbe determinato da un senso di vuoto e di insoddisfazione, da difficoltà relazionali, dalla negazione della realtà quotidiana avvertita come minacciosa e frustrante, dall’incapacità di tollerare le frustrazioni e di procrastinare la gratificazione, da un discontrollo degli impulsi (diagnosi di disturbo di personalità?).

Chiaramente il discorso si amplifica se consideriamo che la metà delle persone che vivono di relazioni virtuali sono spinte dalla ricerca del cybersesso, quindi di rapporti sessuali virtuali (in pochissimi casi diventano poi reali, per es. il ruolo della virtualità nelle cosiddette relazioni a distanza, oppure le famose chat di incontri).

 

COS’È IL CYBERSESSO?

Il cybersesso ha veramente tantissime forme, dalle relazioni sessuali online fisse e continuative oppure occasionali con pratiche di autoerotismo, dove la qualità degli incontri dipende tipicamente dall’abilità e dalla volontà dei partecipanti di evocare vivide immagini nella propria mente ed in quella del partner, all’utilizzo della pornografia online (spesso a pagamento), ai giochi di ruolo possibili nelle chat erotiche di incontri e quindi alle repentine trasformazione dell’identità sessuale.

Gli utenti della rete accedono a chat e siti sessuali e praticano il cybersesso per ragioni e propositi differenti, ed in differenti momenti della loro vita. Non per questo si diventa dipendenti dalla rete o dal sesso virtuale. Si può ipotizzare che nel momento in  cui il cybersesso è l’unica possibilità per il raggiungimento del piacere e per ottenere gratificazioni allora siamo nel campo delle perversioni (secondo la definizione del Manuale per i disturbi psichici).

Chiaramente alla luce di una personale gestione della virtualità, nel momento in cui questa crea problemi nelle nostre relazioni quotidiane e significative, allora è una questione da affrontare, altrimenti possiamo utilizzare la rete in tutte le sue potenzialità e possibilità (cybersesso incluso), e non farlo sarebbe sprecare delle opportunità.

CI SONO DEI SEGNALI CHE POSSONO FUNZIONARE COME UN CAMPANELLO D’ALLARME?

Ci capita di dare sempre maggiore spazio, in modo progressivamente crescente, alla realtà virtuale a scapito degli impegni quotidiani o delle relazioni amicali e familiari; la sessualità virtuale diventa l’unico campo di gratificazione; familiari o partner si lamentano della nostra assenza; abbiamo un interesse sempre decrescente per hobby, amici e familiari; ci sentiamo spesso ansiosi, depressi e stressati ed il comportamento sessuale on-line oppure le momentanee relazioni virtuali ci fanno stare meglio e rimuovono temporaneamente lo stato disforico; gran parte della nostra giornata o del nostro tempo libero è trascorso al pc oppure abbiamo il pensiero ricorrente, fin dal mattino, di accendere il PC; non apprezziamo le attività all’aria aperta mentre prima eravamo amanti della natura, dello sport, dello shopping; impegniamo  una somma di danaro cospicua (in relazione al budget che abbiamo disponibile) sempre maggiore per queste attività.

Elisa

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