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Relazione di aiuto: come può esserti utile

Relazione di aiuto: come può esserti utile

Quando si parla di relazione di aiuto si fa riferimento innanzitutto a relazioni che tutti noi abbiamo ma che non siamo abituati a definire tali. Molte relazioni amicali, familiari, di vicinato, sono relazioni di aiuto, ma possono esserlo anche molte relazioni a sfondo professionale (insegnante-allievo, medico-paziente, sacerdote-fedele, avvocato-assistito, oltre che naturalmente quelle sviluppate da psicologi, educatori e psicoterapeuti).

Gli studi sulla relazione di aiuto, le sue caratteristiche e modalità risalgono agli anni cinquanta e sono da ricondurre soprattutto ad uno bravo psicologo americano  Carl Rogers che teorizzò un nuovo modo di lavorare in ambito psico-educativo centrato sui bisogni del cliente,  privo di giudizio, e caratterizzato dall’umiltà di pensiero ossia che il cliente è il maggiore conoscitore di se stesso e delle situazioni che lo fanno stare bene e lo fanno stare male (approccio centrato sulla  persona).

L’idea alla base del colloquio di aiuto è che ‘se una persona si trova in difficoltà il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirgli cosa fare, quanto piuttosto di aiutarla a comprendere la sua situazione e a gestire il suo problema prendendo da sola, e pienamente, la responsabilità delle  eventuali scelte. *

Carl Rogers si espresse molto chiaramente in merito a cosa pensava dell’essere umano:

l’essere umano non è un essere irrazionale in preda ai suoi impulsi ma un organismo motivato sempre proteso verso qualcosa, in cerca della sua autorealizzazione. L’essere umano ha una tendenza al completamento, all’attualizzazione, alla conservazione ed al miglioramento si se stesso, ha un’energia interiore che protende verso ciò (Rogers, C. -1978 The formative tendency. J. Hum. Psychol., 18)

Empatia, autenticità, accettazione nella relazione di aiuto

Ci sono tre condizioni fondamentali perché la relazione d’aiuto abbia successo e si crei il clima di fiducia indispensabile e necessario ad un lavoro condiviso tra aiutante ed aiutato: l’empatia, l’autenticità, l’accettazione incondizionata.

L’empatia è un processo tanto facile quanto complicato! E’ la capacità di sintonizzarsi e comprendere gli stati emotivi e cognitivi dell’altra persona. Può essere semplice se una persona possiede questa dote perché in grado di mettersi nei panni degli altri oppure molto complicata per chi difficilmente abbandona il proprio punto di vista.

L’empatia produce dei cambiamenti e porta ad una maggiore auto accettazione, aiuta il nostro interlocutore a diventare più consapevole delle proprie emozioni, ed essere in contatto con i propri processi emotivi costituisce una componente fondamentale della salute mentale.

L’autenticità è la capacità ma anche l’onestà di stare all’interno della relazione di aiuto in modo chiaro e condiviso con l’altro, manifestando quello che si pensa e si sente.

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L’empatia e l’autenticità sono strettamente connessi alla sospensione del giudizio e di ogni forma di interpretazione, ciò presuppone la terza caratteristica fondamentale della relazione di aiuto ovvero l’accettazione incondizionata dell’altro, della sua esperienza, del suo modo di sentire e di vivere, non per questo approvando ma riconoscendo la libertà di vivere la situazione in quel modo unico ed irripetibile.

Lo stesso Rogers scrive:

La maggior parte degli errori che faccio nelle relazioni interpersonali, la maggior parte dei fallimenti cui sono andato incontro nella mia professione, si possono spiegare col fatto che, per qualche motivo di difesa, mi sono comportato in un modo, mentre in realtà sentivo in un modo del tutto diverso”**

Ora mi permetto di dire che tutti abbiamo o forniamo relazioni di aiuto nella nostra vita quotidiana, utili ed essenziali ma mantenere l’attenzione su quelle che sono le caratteristiche fondamentali perché una relazione di questo tipo funzioni ed ottenga ottimi risultati e quindi possa aiutare colui che è in una condizione di difficoltà, confusione, sofferenza è un esercizio professionale articolato e serio che richiede esperienza e formazione.

Rivolgersi ad un professionista con cui instaurare una relazione di aiuto in un momento di difficoltà della nostra esistenza vuol dire dare spazio alle proprie potenzialità  e risorse, esprimere la propria energia. All’interno di una relazione di aiuto si può crescere personalmente e professionalmente e si possono trovare soluzioni innovative incrementando le proprie possibilità di scelta.

In una relazione di aiuto non c’è la superiorità dell’uno sull’altro (per es. operatore – cliente) ma semplicemente una condizione di adattamento più funzionale dell’operatore in quel momento che ha la capacità di ascoltare, accogliere, contenere, cambiare la percezione del cliente.

Cercare una relazione di aiuto è un gesto di consapevolezza e autoaffermazione.

Elisa Pappacena

 

 

Per approfondire:

*   Apprendere il counseling. Manuale di autoformazione al colloquio di aiuto di Roger Mucchielli)
**  Terapia Centrata Sul Cliente, di Carl Rogers 

Immagine:

Hans
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