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Forse non lo sai… il salto nel buio

Forse non lo sai… il salto nel buio


… la mia paura non bastava a farmi dire basta.
Forse non lo sai ma pure questo è amore.

e tanta strada per vedere un sole disperato
e sempre uguale e sempre come quando era partito

Roberto Vecchioni

 

Ha un viso assorto, sta ridando voce con dolore a dei ricordi che dice vorrebbe cancellare.

Non può farlo, fanno parte della sua vita, hanno contribuito a plasmare la sua personalità a creare il suo carattere.

Non può farlo, sono il carburante che lo hanno spinto fino a qui: danno un senso al suo presente e rappresentano la forza per affrontare un futuro  incerto.

Forse non lo sai, ma in un presente conosciuto e difficile si preferisce fare un salto nel buio delle proprie paure dei propri dubbi e delle proprie preoccupazioni.

Racconta delle storie che sentiva da bambino, che lo spaventavano, storie che poi avrebbe visto con un suoi stessi occhi e che avrebbe trovato meno terribili della realtà stessa.

Mi commuovo a questi episodi riattualizzati e scongelati davanti a me.  Mi colpiscono con una forza che il tempo non ha affievolito, ma forse alimentato.

Forse non lo sai…

Sono li molto spesso, si affacciano alla coscienza quando è meno impegnato, quando è meno attento e preparato a scacciarli o a razionalizzarli. Si affacciano nell’ora in cui sta per cedere al sonno. L’ora in cui tutte le difese del suo Io sono attenuate. E restano li. A volte si presentano come un pensiero unico, a volte portano con sé altri pensieri e altri ricordi. A volte non lo abbandonano finché lo sfinimento non interviene. A volte lo costringono a rimanere sveglio tutta la notte.

Gli chiedo nuovamente: “Perché il viaggio che non è ancora a un punto di arrivo, ma che lo fa ritrovare oggi davanti a me?

Non poteva più vivere quella vita, quel tipo di cultura, ma soprattutto doveva fare qualcosa per ripagare chi gli ha dato la vita, doveva fare in modo che chi ha subito senza fiatare avesse modo di riscattarsi tramite lui.

Ha affrontato un viaggio (fisico e metaforico) che sarebbe potuto finire silenziosamente molto presto e per il quale avrebbe pagato con una delle poche cose che gli erano rimaste: la sua vita.

Ora è qui davanti a me, sono desolato (come ha tradotto l’interprete) di non parlare la sua lingua, ma gli sono grato di aver deciso di voler condividere con me questa parte di se.

Lo guardo, il colore della sua pelle è differente dal mio, ma è irrilevante.

Non ha alcun senso parlare di razza, religione, sesso, cultura: le emozioni, le sofferenze, i vissuti, le paure, le gioie, le angosce e… l’amore  non hanno sterili confini territoriali

Forse non lo sai ma anche questo è amore.

 

Gianpaolo Bocci

 

 

Credits:

Questo post nasce dall’incontro con un ospite del CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria)  di Nettuno gestito dalla Cooperativa EtaBeta

Immagine: Nico Beard

 

 

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