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Gentilezza: praticarla ci rende più felici?

Gentilezza: praticarla ci rende più felici?

Una ricerca dell’Università di Oxford è giunta alla conclusione che compiere atti di gentilezza a caso ha piccoli ma significativi effetti benefici per chi la pratica. Lo studio ha rilevato che gli effetti positivi sono inferiori a quanto pubblicato in precedenza, ma ha concluso che la ricerca futura potrà aiutare ad identificare quali atti gentili possano effettivamente farci stare bene.

Frasi come “aiutare ti rende felice” o “ far del bene ti fa stare bene” sono diventate un punto saldo della cultura psicologica-pop e dei manuali di auto-mutuo-aiuto.  Praticare atti di gentilezza a caso è presentato come un metodo infallibile per migliorare e incrementare il benessere.  Ma queste affermazioni hanno un senso o sono troppo belle per essere vere?

La gentilezza ci migliora la vita?

Proprio per rispondere a questa domanda, un team delle Università di Oxford e Bournemouth ha portato avanto una revisione sistematica delle lettereratura scientifica in materia. Hanno analizzato oltre 400 pubblicazioni  che avevano studiato la relazione fra gentilezza e felicità. Isolando poi 21 studi che esplicitamente affermavano che essere gentili con gli altri ci rende più felici. Quindi hanno condotto una meta-analisi  combinando statisticamente i risultati degli studi precedenti. Su queste basi, hanno calcolato che c’è una connessione fra gentilezza e  felicità ma che l’effetto è modesto: in una scala da 1 a 10 equivale a 1.

Hanno inoltre scoperto che  le ricerche meno attendibili tendono a rivendicare effetti positivi maggiori rispetto agli studi di maggiore qualità, il che lascia presupporre che il vero effetto sia probabilmente più basso.

Conclusioni

Il direttore dello studio, Dr Oliver Scott Curry * conclude:” Gli esseri umani sono animali sociali. Siamo felici di aiutare familiari, amici, colleghi, membri della nostra comunità e anche estranei in alcune circostanze. Questa ricerca suggerisce che le persone traggono effettivamente soddisfazione dall’aiutare gli altri. Questo è probabilmente motivato dal fatto che abbiamo veramente a cuore il benessere degli altri. Ma anche perchè praticare la gentilezza a caso è un ottimo modo per socializzare e costruire relazioni sociali.

Aggiunge: “Molti ricercatori nell’ultimo decennio hanno tentato di stabilire la connessione fra gentilezza e felicità. La gentilezza è stata studiata come possibile panacea ai mali della nostra società malata, spaziando dall’isolamento sociale a più seri disturbi mentali e fisici. La nostra analisi suggerisce che praticare la gentilezza non cambia la nostra vita, ma potrebbe contribuire a prendere la giusta direzione.”

 

*Il Dott. Curry è un ricercatore senior dell’Istituto di Antropologia Cognitiva ed Evolutiva dell’Università di Oxford. E’ anche direttore  The Oxford Morals Projects, che si occupa di studiare come varia la morale nel mondo.

 

Fonte:

Tratto e tradotto da:  Science Daily

Oliver Curry Lee Rowland Sally Zlotowitz John McAlaney Harvey Whitehouse. Happy to Help? A systematic review and meta-analysis of the effects of performing acts of kindness on the well-being of the actor. Open Science Framework, 2016

Immagine:jclk8888
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