Madre-bambino: la via per una corretta nutrizione

Madre-bambino: la via per una corretta nutrizione

Alimentarsi è un bisogno primario, ma è anche uno dei primi modi, insieme al tatto, attraverso cui si costituisce la relazione di accudimento madre–bambino e quindi la relazione madre – padre – bambino.

In realtà, il bambino si lega alla madre e ne cerca il contatto a seguito di una motivazione primaria a mantenere la prossimità con essa, in quanto è, attraverso la vicinanza con la madre, che può essere protetto. Il legame madre-bambino di attaccamento (Bowlby 1950)  viene a costituirsi come base evolutiva e relazionale su cui l’individuo fonderà aspetti successivi e più complessi della propria personalità.

Il legame madre-bambino si sviluppa nella gestazione

Quarant’anni dopo si parla di attaccamento prenatale ovvero la singolare relazione di amore che si sviluppa tra una donna e il suo feto. (Muller 1993)

L’attaccamento al feto sembra iniziare alla 10^ settimana di gestazione (Caccia 1991) e cresce significativamente e rapidamente a partire dalla 16^ sett. (Grace 1989, 2000, Lindgren 2001, Armstrong 2002, Laxton-Kane 2002)

La simbiosi profonda tra la madre e il feto fa sì che fattori psicosociali, emotivi, affettivi, vissuti dalla madre durante la gestazione, ricadano inevitabilmente sulla relazione e sull’attaccamento madre- bambino, creando delle tracce mnestiche che si conserveranno intatte nella psiche della persona.

Anche nella fase prenatale il bambino si alimenta attraverso la madre, e potremmo dire che il modo in cui la madre si alimenta per alimentare il bambino dipende dalle sue conoscenze e credenze, dalla relazione con il partner, dagli aspetti culturali e scientifici imperanti in quel determinato periodo storico.

Come il rapporto madre-bambino incide sulla futura alimentazione

Alla nascita la relazione del bambino con le figure di accudimento mediata dal cibo diventa ancora più marcata. Il bambino sicuramente è la cosa più preziosa a cui prestare le migliori cure e riservare la migliore alimentazione, precisa e puntuale, aldilà delle sue fisiologiche  esigenze o può accadere che la madre sia distante affettivamente dal bambino, perché lo vive come estraneo o minaccioso, pur essendo molto presente rispetto al suo compito o ruolo. In entrambi queste situazioni il piccolo essere può allora percepire il cibo come surrogato dell’affetto  o non riuscire a distinguere i segnali fisiologici del suo corpo  che indicano fame e sete, diventato adulto, potrà mantenere lo stesso modello di alimentazione.

Vari studi dimostrano che le madri che hanno avuto disturbi del comportamento alimentare descrivono il pattern nutrizionale dei loro figli come più problematico rispetto alle mamme di controllo ed esprimono inoltre una maggiore preoccupazione che i figli diventino grassi, attuando tutta una serie di strategie preventive, eliminando ad esempio dalla dieta dei figli cibi contenenti carboidrati o zuccheri semplici, o limitando seriamente la qualità dei cibi permessi (Lacey & Smith, 1987; Whitehouse & Harris, 1998). È stata inoltre descritta la tendenza ad ipoalimentare volontariamente i propri figli (Russel et al., 1998); ma anche le madri di persone obese instaurano rapporti di maggiore insicurezza e maggiore dipendenza con i propri figli (La ricerca è stata effettuata nella Ohio State University College of Public Health e guidata da Sarah Anderson, psicologa e docente di epidemiologia nel 2012 –

Non possiamo però colpevolizzare le madri perché inutile ed insensato: ciò avviene ad un livello inconsapevole ed in una situazione di disagio personale delle madri ma anche in relazioni con il partner distanti e non supportive.

E’ esperienza comune che mangiare e/o mangiare determinati cibi ci aiutano a tollerare determinati stati emotivi (il cosiddetto stress psico –fisico di un cambiamento, un lutto , una separazione) oppure che proprio determinati stati emotivi(la gioia, l’amore per es.) non ci fanno mangiare, con le dovute differenze individuali. Tutto ciò dipende dal primario rapporto che abbiamo avuto col cibo, dalle nostre conoscenze, dai modelli culturali e da quale processo di elaborazione psichico abbiamo avuto la possibilità di attivare nel corso della nostra esistenza.

Come riparare  ad un rapporto madre-bambino non adeguato?

La natura della relazione di attaccamento che abbiamo avuto con le nostre figure di accudimento non possiamo modificarla, ma possiamo modificare credenze e conoscenze, attivare un’elaborazione psichica della nostra storia infantile e della nostra storia familiare, correggere il modo di alimentarci nel momento in cui pensiamo ci faccia stare male o ci crei disagio. Tutto questo non può essere fatto soltanto attraverso un approccio medico – chirurgico o un rigido controllo nutrizionale, implica una ristrutturazione del proprio modello alimentare che richiede, come inizio,  un periodo minimo di 3 – 6 mesi.

Elisa Pappacena

 

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