Mindfulness: le pratiche informali del cibo

Mindfulness: le pratiche informali del cibo

La mia esperienza di mindfulness in una scuola di psicoterapia romana è abbastanza recente. Praticando da moltissimi anni training autogeno ovviamente ho cercato di assimilare questa esperienza con quella più consolidata delle tecniche di rilassamento. (L’assimilazione è un noto processo che consiste nell’incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito). Ho trovato punti in comune nella capacità di rilassarsi attraverso la respirazione e molte differenze tra i “paesaggi rilassanti” proposti da Shultz ed il distanziarsi dai pensieri della mente mindful.

Trovo molto calzante la seguente definizione:

[..] la Mindfulness è  una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell’hic et nunc, in modo intenzionale e non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

La modalità propria della mindfulness si acquisisce attraverso un allenamento fatto di pratiche “informali”:

  • quello che facciamo nella vita di tutti i giorni, dal processo più automatico e banale della respirazione, del camminare o della doccia al più complesso dell’alimentazione o del relazionarci,

  • come lo facciamo ovvero con quanta consapevolezza a ciò che accade o con quanta dedizione,

 

#MangiaConsapevole: guidati da una naturopata ed una psicologa , prepareremo e mangieremo insieme piatti belli, buoni e salutari.

Esistono  anche delle pratiche “formali”, il protocollo MBSR – Metodo per la riduzione dello Stress basato sulla consapevolezza- prevede cicli di otto settimane in cui si praticano otto differenti esercizi di meditazione della durata di circa trenta minuti. I protocolli formali: la Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) e la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), sono stati sviluppati da Jon Kabat-Zinn nel 1979 presso il Medical Center della University of Massachusetts.

In verità il concetto base deriva dagli insegnamenti del Buddismo (Vipassanā), dello Zen, e dalle pratiche di meditazione Yoga.

Kabat-Zinn, biologo molecolare, alla fine degli anni ’70, a confronto col dolore cronico al Medical Center dell’Università di Worcester pensa di aiutare le persone a ridurre il dolore e lo stress creando un percorso strutturato, che univa la millenaria esperienza delle tecniche meditative con aspetti scientifici e psicoeducazionali.La pratica della Mindfullness, nel corso degli anni, è stata utilizzata in interventi terapeutici  e nella comprensione di vari disturbi come i  disturbi alimentari,  il trattamento dell’obesità, la gestione dell’ansia e delle crisi di panico, il disturbo ossessivo compulsivo, il  dolore cronico.

Con il nostro evento non abbiamo la presunzione di spiegare e proporre la Mindfullness come tecnica meditativa o terapeutica ma di proporre solo un’esperienza informale e formativa che ripropone la pratica della consapevolezza nel mangiare.

Abbiamo unito a questa pratica un’introduzione ai principi della nutrizione ideale perché ci sembra completi l’evento e lo renda un’esperienza formativa interessante sui propri modelli alimentari.

 

Elisa Pappacena

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