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Perchè è così difficile ignorare il pianto dei neonati?

Perchè è così difficile ignorare il pianto dei neonati?

A tutti è capitato di avere a che fare con il pianto di un bambino. Ma esattamente cos’è che lo rende così difficile da ignorare?

Innanzittutto occorre fare una distinzione fra il pianto e le lacrime. Molte specie animali piangono, ma gli unici animali che fanno scorrere le lacrime dagli occhi siamo noi.  Mentre negli adulti le lacrime spesso accompagnano il pianto, queste non sono un prerequisito del pianto in genere. I neonati piangono dalla nascita ma i dotti lacrimali non producono lacrime sino ai 2 o 3 mesi.  Ed inoltre il pianto dei neonati è separato dal pianto emotivo che si sviluppa in seguito.

Piangere è una reazione primitiva che appartiene a tutti i mammiferi. Il meccanismo che lo regola è radicato nel tronco cerebrale: molti cuccioli (gatti, topi,esseri umani ad esempio) sono in grado di piangere anche quando lo sviluppo celebrale non è completo.  Inoltre, il pianto di molti mammiferi è molto simile nella struttura  del suono e nel modo in cui viene utilizzato. Infatti tutti i cuccioli di mammifero piangono quando hanno fame, sono spaventati o se restano soli.

La chimica del pianto

Ma perchè piangere? Come per ogni altro vocalizzo, il pianto si è evoluto per avere un impatto specifico su chi ascolta. Molte ricerche hanno mostrato che attiva negli adulti le regioni del cervello focalizzate all’attenzione e all’empatia. Questo lo rende quindi un mezzo estremamente efficace per catturare l’attenzione del l’adulto di riferimento e per spingerlo a fornire la risposta ai suoi bisogni: sicurezza, cibo, calore o compagnia.

L’ossitocina – comunemente nota come “l’ormone dell’amore” e centrale per la promozione di legami sociali – sembra essere il motore chimico di questo comportamento.  Il malessere nei bambini abbassa il livello di ossiticina e degli oppiodi,  questo livellamento verso il basso comporta una escalation nel pianto. Quando una mamma sente piangere ha invece un aumento della sua ossiticina che spinge ad essere accudente. Per quel poco che se ne sa la stessa reazione si sviluppa nel rapporto neonato-padre. Inoltre, il pianto provoca un abbassamento repentino dei livelli di testosterone, almeno negli uomini empatici. In realtà, l’ossitocina può anche amplificare la risposta del cervello al pianto del neonato, rendondoci più disposti ad ascoltarlo e a rispondere adeguatamente. Infine quando il contatto fra adulto e bambino avviene, viene rilasciata l’ossicitina e il neontato cessa di piangere.

Il bambino che piange ai cervi

Il tono  è sicuramente importante per ottenere la risposta dei caregiver. Alcune specie di cervi accorrono da lontano se sentono piangere con un tono ad una specifica frequenza. Ma questa frequenza è sorprendentemente ampia- i cervi rispondono al pianto dei bambini, dei gatti e anche dei pipistrelli e delle marmotte se questo rientra nel raggio della loro frequenza. La risposta del cervo al piangere delle altre specie non è così incredibile come a prima vista si potrebbe pensare, in realtà ci mostra solo la nostra storia comuni. I mammiferi discendono tutti dallo stesso genitore ancestrale, così la laringe dei mammiferi (che regola il tono) è molto simile fra le varie specie sino alla pubertà, quando specifiche pressioni ambientali portano ad una maggiore differenziazione legate al sesso, alle caratteristiche vocali della specie . Prima di quel momento non vi è nessuna ragione evolutiva che spinga alla differenziazione del tono di voce.

La teoria del caos

Mentre riusciamo a distinguere il pianto dagli altri vocalizzi, siamo piuttosto deficitari nell’individuare le motivazioni che lo giustificano senza alcuna informazione contestuale. Probabilmente perchè non notiamo delle variazione del tono della voce , anche se effettivamente ci sono, che ci identifichino i vari bisogni: fame, sonno, paura, pericolo etc.

Ciò che, tuttavia, è evidente è il livello di stress. Una richiesta urgente presenta un aumento del volume e del tono , mentre diminuiscono le pause. Quello che realmente sorprende è l’imprevedibilità. Alcuni studi mostrano che quando i neonati sono molto stressati il loro pianto comincia a deviare dal tono prevedibile. Il suono si presenta caotico, la voce contiene  energia a frequenze casuali e risulta essere ruvida (come il suono che emette un televisore senza segnale), è bitonale  o varia.  Queste modulazioni vocali sono tipiche di voci portate al limite.

Questo tipo di pianto è diverso da tutti gli altri suoni, è consente una più veloce e accurata localizzazione della fonte  . Coinvolge inoltre le strutture celebrali che servono ad identificare un pericolo imminente.  E’ stato ipotizzato che questo tipo di pianto imprevedibile è il motivo per il quale sia difficile abituarsi  e ignorarlo. Quando un neonato è molto spaventanto o percepisce un pericolo reale, fa tutto ciò che è in suo potere per far sentire la sua voce.

 

Jordan Raine dell’Università del Sussex

 

 

Questo articolo è tratto dal TIME

 

The Conversation

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