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Scrivere di sè: il metodo di Pennebaker

Scrivere di sè: il metodo di Pennebaker

Scrivere è un esercizio estremamente utile. Una ricerca, lunga 40 anni  del Professor Pennebaker ne ha testato i benefici. In questo articolo  Susan David racconta l’esperienza del Professore e delle persone che hanno sperimentato la tecnica.

L’esperienza di scrivere per Pennebaker

James Pennebaker, un distinto professore dell’Università del Texas, si sposò subito dopo il  college nei primi anni del ’70. Dopo tre anni  lui e sua moglie inziarono ad avere problemi. Pennebaker, confuso e incerto, sprofondò nella depressione.  Cominciò a mangiare meno e a bere di più e si isolò sempre di più.

Una mattina, un mese dopo l’inizio del declino,  Pennebaker  saltà giù dal letto e si sedette davanti alla macchina da scrivere. Si fermò lì per un pò e poi iniziò a scrivere del suo matrimonio, dei suoi genitori, della sua sessualità della sua carriera ed anche della morte.

Scrisse e continuò a farlo e qualcosa di affascinante accadde. La sua depressione lo abbandonò e si sentì liberato. Inizio a sentire l’unione affettiva e profonda che provava per sua moglie. Ma la scrittura ebbe anche un impatto più incisivo: per la prima volta iniziò a percepire il senso e le possibilità che la sua vita gli offrivano.

La ricerca sullo scrivere emozionale

L’aver attraversato questa fase complicata ha fatto si che Pennebaker investisse 40 anni della sua vita nella ricerca con lo scopo di  comprendere le connessioni fra lo scrivere e le emozioni.  Per molto tempo analizzò gruppi di persone a cui chiedeva di scrivere di avvenimenti emotivamente significativi ed altri cui chiedeva di scrivere di cose comuni come le scarpe o le macchine che attraversavano il viale. Entrambi i gruppi scrivevano per circa 20 minuti al giorno, 3 giorni consecutivi

In queste sezioni di scrittura alcuni partecipanti scrissero di abusi sessuali, alcuni di fallimenti, altri ancora della devastazione della perdita sentimentale, legata a malattie o alla morte. Una donna scrisse del profondo senso di colpa per un incidente occorso quando aveva 10 anni. Aveva lasciato un gioco sul pavimento e sua nonna inciampò e cadde, infine morì. Un altro uomo scrisse di una calda notte estiva di quando aveva 9 anni. Suo padre lo prese da parte e con calma gli disse che avere dei bambini era stato il suo errore più grande. Detto questo andò via.

In ogni sperimentazione Pennebakernotò che chiunque avesse scritto episodi carichi di emozioni riusciva, in seguito a ad avere miglioramenti psichici e fisici.

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Risultavano essere più felici, meno depressi o ansiosi. Nei mesi successivi alle sessioni di scrittura, la pressione sanguigna era più bassa, avevano ricorso meno al medico e il sistema immunitario reagiva meglio. Riportavano poi relazioni migliori, un significativo miglioramento nella memoria e maggiore successo a lavoro.

 

Lo scrivere emozionale in uno studio su un gruppo di disoccupati

Una azienda di computer di Dallas licenziò 100 ingegneri senior. Molti di questi avevano più di 50 anni e lavoravano all’interno dell’azienda da quando avevano terminato l’università. Era il solo lavoro che avessero mai conosciuto, e la notizia del licenziamento li colse impreparati e li sconvolse. Affrontarono la situazione nella certezza che non avrebbero lavorato mai più in quel settore. Dopo 4 mesi, neanche uno di loro aveva trovato un nuovo lavoro.

Pennebaker ed il suo team si domandarono allora se scrivere della loro esperienza potesse in qualche modo “aiutare” gli ingegneri. Desiderosi di provare qualsiasi cosa potesse aumentare le prospettive lavorative, gli ingegneri decisero di aderire alla ricerca. Il professore fece scrivere ad un gruppo del licenziamento. Loro scrissero dei sentimenti di umiliazione, rifiuto ed indignazione; degli strascichi per la salute, il matrimonio e le finanze e del loro profonde preoccupazioni per il futuro. Altri 2 gruppi di controllo scrissero di questioni tecniche o non scrissero niente.

Prima di iniziare a scrivere non ci furono differenze fra i gruppi in termini di motivazione o nello sforzo che facevano per cercare un altro lavoro. Ma successivamente la differenza fra i gruppi fu sorprendente.

Pochi mesi dopo le sessioni di scrittura emotiva, gli uomini che avevano avevano avuto modo di scrivere come si erano sentiti avevano 3 volte di più la probabilità di essere reimpiegate rispetto al gruppo di gruppo di controllo.  Non solo la scrittura li ha aiutati ad elaborare il licenziamento, ma li ha aiutati ad uscire fuori dalla inerzia e a compiere passi sensati.

Dopo molti studi, con migliaia di partecipanti- bambini e anziani. studenti e professionisti, malati e sani- possiamo dire con fiducia che scrivere delle proprie emozioni è un aiuto formidabile per gestire ansia, stress e perdite.

Il metodo emozionale di Pennebaker:

  • Imposta un timer per 20 minuti.
  • Apri il tuo computer.
  • Avvia il timer e comincia a scrivere delle tue esperienze emotive della settimana scorsa, del mese o dell’anno passato.
  • Non preoccuparti della punteggiatura, dell’eleganza del testo o delle coerenza.
  • Segui la tua mente e i tuoi pensieri, senza giudizio e con curiosità.
  • Scrivi per te stesso e non per un eventuale lettore. Fai questo per un pò di giorni.
  • Chiudi il documento senza salvarlo o butta via i fogli di carta. O mettilo in una bottiglia e lancialo al mare.

O se ti senti pronto. inizia a scrivere un blog o a trovare un agente letterario.

Tratto e tradotto da EMOTIONAL AGILITY di Susan David

Immagine: Aaron Burden

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